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ETF Smart Beta da record, piacciono anche ai consulenti

Scritto il alle 08:27 da Redazione

Smart Beta avanti tutta. Il terzo trimestre dell’anno ha visto gli ETF smart beta superare la soglia dei 30 miliardi di dollari a livello europeo, in crescita del 40% rispetto al patrimonio in gestione nel 2015. I dati diffusi settimana scorsa da iShares/BlackRock evidenziano come il 2016 abbia già stabilito un nuovo record per la raccolta di ETF smart beta, pari a 7,6 miliardi di dollari nei primi tre trimestri, e superando il precedente record stabilito nel 2015.

Tradizionalmente adottati da asset manager e da gestori patrimoniali sofisticati, ora queste tipologie di ETF vedono un “crescente utilizzo sia da parte di investitori istituzionali (compagnie di assicurazione e fondi pensione), sia nell’ambito della consulenza finanziaria, in particolare in Germania, Italia e Svizzera”, argomenta Manuela Speradeo, head of iShares EMEA Specialist Sales. “Data l’incertezza politica presente in tutta la regione – prosegue l’esperta di iShares – ci aspettiamo che gli investitori continuino a ricercare strategie di volatilità minima per ridurre il rischio atteso delle loro esposizioni azionarie”.

Gli ETF smart beta hanno contribuito per il 18% ai flussi in entrata per gli ETF europei nei primi tre trimestri, rispetto ad un’incidenza del 6% nel 2015. “La volatilità dei mercati azionari e i bassi rendimenti sono stati i principali fattori che hanno guidato i flussi -sottolinea Manuela Speradeo – con le strategie a volatilità minima e dividendi hanno fatto la parte del leone a livello di raccolta, dato che gli investitori sono alla ricerca di allocazioni difensive e rendimento. Quest’anno vi è stata una maggiore diversificazione di utilizzo da parte degli investitori tra dividendo, volatilità minima e strategie mono e multi-fattoriali. Questa adozione più ampia testimonia che tale approccio all’investimento sta assumendo maggiore importanza nel settore degli ETF nell’area EMEA”.

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Gia­co­mo Set­te­fi­chi

Ma anche la Chie­sa Cat­to­li­ca ha de­ci­so di ‘spo­sa­re’ la causa Expo 2015 e la Dio­ce­si di Mi­la­no mette a di­spo­si­zio­ne dei grup­pi di par­roc­chia­ni.

Scrit­to il 11 Apri­le 2015 alle 17:44
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Pa­squa­le Ti­to­la­re

E’ ini­zia­ti­va degli ul­ti­mi gior­ni quel­la del Par­ti­to De­mo­cra­ti­co, se­zio­ne di Mi­la­no, che re­ga­la ai nuovi tes­se­ra­ti con meno di 30 anni un bi­gliet­to di in­gres­so gra­tui­to al­l’e­spo­si­zio­ne uni­ver­sa­le. Ma anche la Chie­sa Cat­to­li­ca ha de­ci­so di ‘spo­sa­re’ la causa Expo 2015 e la Dio­ce­si di Mi­la­no mette a di­spo­si­zio­ne dei grup­pi di par­roc­chia­ni – ac­com­pa­gna­ti o meno dagli edu­ca­to­ri – in­gres­so con scon­ti spe­cia­li.

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Genny Sa­va­sta­no

Per i soci Mil­le­mi­glia Ali­ta­lia, in­ve­ce, lo scon­to pre­vi­sto è fino al 20%.

Scrit­to il 11 Apri­le 2015 alle 17:44
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ETF Smart Beta da record, piacciono anche ai consulenti

Smart Beta avanti tutta. Il terzo trimestre dell’anno ha visto gli ETF smart beta superare la soglia dei 30 miliardi di dollari a livello europeo, in crescita del 40% rispetto al patrimonio in gestione nel 2015. I dati diffusi settimana scorsa da iShares/BlackRock evidenziano come il 2016 abbia già stabilito un nuovo record per la raccolta di ETF smart beta, pari a 7,6 miliardi di dollari nei primi tre trimestri, e superando il precedente record stabilito nel 2015.

Tradizionalmente adottati da asset manager e da gestori patrimoniali sofisticati, ora queste tipologie di ETF vedono un “crescente utilizzo sia da parte di investitori istituzionali (compagnie di assicurazione e fondi pensione), sia nell’ambito della consulenza finanziaria, in particolare in Germania, Italia e Svizzera”, argomenta Manuela Speradeo, head of iShares EMEA Specialist Sales. “Data l’incertezza politica presente in tutta la regione – prosegue l’esperta di iShares – ci aspettiamo che gli investitori continuino a ricercare strategie di volatilità minima per ridurre il rischio atteso delle loro esposizioni azionarie”.

Gli ETF smart beta hanno contribuito per il 18% ai flussi in entrata per gli ETF europei nei primi tre trimestri, rispetto ad un’incidenza del 6% nel 2015. “La volatilità dei mercati azionari e i bassi rendimenti sono stati i principali fattori che hanno guidato i flussi -sottolinea Manuela Speradeo – con le strategie a volatilità minima e dividendi hanno fatto la parte del leone a livello di raccolta, dato che gli investitori sono alla ricerca di allocazioni difensive e rendimento. Quest’anno vi è stata una maggiore diversificazione di utilizzo da parte degli investitori tra dividendo, volatilità minima e strategie mono e multi-fattoriali. Questa adozione più ampia testimonia che tale approccio all’investimento sta assumendo maggiore importanza nel settore degli ETF nell’area EMEA”.

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