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A Wall Street con la marcia in più del Nasdaq

Scritto il alle 10:04 da Redazione

Wall Street continua a sfornare record su record. Il Dow Jones a novembre ha superato per la prima volta la soglia dei 16mila punti, mentre lo S&P 500 ha varcato quota 1.800. Niente massimi assoluti invece per il tecnologico Nasdaq Composite che però alla fine dello scorso mese si è portato sopra la soglia psicologica dei 4.000 punti che non vedeva dai tempi della bolla internet di inizio millennio. I massimi storici del marzo 2000 sono ancora lontani circa 1.000 punti. Guardando alle performance da inizio anno l’indice legato alle società hi-tech si conferma capace di far meglio degli altri due indici guida dell’azionario statunitense.

Negli anni è cresciuta per quantità e qualità l’offerta di ETF atti a catturare le performance della più grande piazza finanziaria del pianeta e tra questi quelli sul tecnologico Nasdaq. Sul mercato ETFPlus di Piazza Affari sono 5 quelli che permettono di avere un’esposizione in titoli delle società hi-tech statunitensi e tutti hanno come sottostante il Nasdaq 100, composto dai 100 titoli a maggiore capitalizzazione quotati sul Nasdaq. A fine novembre i titoli maggiormente rappresentativi risultavano essere nell’ordine Apple (12,74% del totale), Microsoft (8,04%), Google (7,48%), Amazon (4,54%) e Qualcomm (3,24%).
In generale gli ETF legati a Wall Street, oltre a presentare una minore rischiosità percepita, si mostrano efficienti a livello di costi di negoziazione. La liquidità degli ETF risulta dipendere principalmente da quella dei titoli che compongono il sottostante e, pertanto, agganciarsi a indici molto liquidi permette di godere di bassi spread denaro-lettera, ovvero lo scarto fra il prezzo in acquisto e quello in vendita, che contribuiscono a ridurre il costo totale del fondo per l’investitore. Lo spread degli ETF sull’equity statunitense quotati a Piazza Affari è in media dello 0,10% (dati Borsa Italiana relativo al mese di ottobre per controvalori di 25.000 euro) rispetto al già basso 0,12% degli ETF sui mercati azionari sviluppati.
Per quanto concerne i rischi, oltre alla concentrazione dell’investimento su un unico mercato, per l’investitore dell’area euro è presente anche il rischio cambio. Da quest’anno a Milano è presente anche un ETF che permette di neutralizzare l’effetto delle fluttuazioni del cambio euro/dollaro, l’Amundi Nasdaq-100 Eur Hedged Daily Ucits ETF. La copertura valutaria (hedging) è indicata soprattutto per chi teme una prolungata fase di apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro Usa. Di contro quelli classici sono da preferire in casi di dollaro forte come nelle ultime settimane che hanno visto una rapida risalita del biglietto verde rispetto all’euro.

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Gia­co­mo Set­te­fi­chi

Ma anche la Chie­sa Cat­to­li­ca ha de­ci­so di ‘spo­sa­re’ la causa Expo 2015 e la Dio­ce­si di Mi­la­no mette a di­spo­si­zio­ne dei grup­pi di par­roc­chia­ni.

Scrit­to il 11 Apri­le 2015 alle 17:44
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Pa­squa­le Ti­to­la­re

E’ ini­zia­ti­va degli ul­ti­mi gior­ni quel­la del Par­ti­to De­mo­cra­ti­co, se­zio­ne di Mi­la­no, che re­ga­la ai nuovi tes­se­ra­ti con meno di 30 anni un bi­gliet­to di in­gres­so gra­tui­to al­l’e­spo­si­zio­ne uni­ver­sa­le. Ma anche la Chie­sa Cat­to­li­ca ha de­ci­so di ‘spo­sa­re’ la causa Expo 2015 e la Dio­ce­si di Mi­la­no mette a di­spo­si­zio­ne dei grup­pi di par­roc­chia­ni – ac­com­pa­gna­ti o meno dagli edu­ca­to­ri – in­gres­so con scon­ti spe­cia­li.

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Genny Sa­va­sta­no

Per i soci Mil­le­mi­glia Ali­ta­lia, in­ve­ce, lo scon­to pre­vi­sto è fino al 20%.

Scrit­to il 11 Apri­le 2015 alle 17:44
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A Wall Street con la marcia in più del Nasdaq

Wall Street continua a sfornare record su record. Il Dow Jones a novembre ha superato per la prima volta la soglia dei 16mila punti, mentre lo S&P 500 ha varcato quota 1.800. Niente massimi assoluti invece per il tecnologico Nasdaq Composite che però alla fine dello scorso mese si è portato sopra la soglia psicologica dei 4.000 punti che non vedeva dai tempi della bolla internet di inizio millennio. I massimi storici del marzo 2000 sono ancora lontani circa 1.000 punti. Guardando alle performance da inizio anno l’indice legato alle società hi-tech si conferma capace di far meglio degli altri due indici guida dell’azionario statunitense.

Negli anni è cresciuta per quantità e qualità l’offerta di ETF atti a catturare le performance della più grande piazza finanziaria del pianeta e tra questi quelli sul tecnologico Nasdaq. Sul mercato ETFPlus di Piazza Affari sono 5 quelli che permettono di avere un’esposizione in titoli delle società hi-tech statunitensi e tutti hanno come sottostante il Nasdaq 100, composto dai 100 titoli a maggiore capitalizzazione quotati sul Nasdaq. A fine novembre i titoli maggiormente rappresentativi risultavano essere nell’ordine Apple (12,74% del totale), Microsoft (8,04%), Google (7,48%), Amazon (4,54%) e Qualcomm (3,24%).
In generale gli ETF legati a Wall Street, oltre a presentare una minore rischiosità percepita, si mostrano efficienti a livello di costi di negoziazione. La liquidità degli ETF risulta dipendere principalmente da quella dei titoli che compongono il sottostante e, pertanto, agganciarsi a indici molto liquidi permette di godere di bassi spread denaro-lettera, ovvero lo scarto fra il prezzo in acquisto e quello in vendita, che contribuiscono a ridurre il costo totale del fondo per l’investitore. Lo spread degli ETF sull’equity statunitense quotati a Piazza Affari è in media dello 0,10% (dati Borsa Italiana relativo al mese di ottobre per controvalori di 25.000 euro) rispetto al già basso 0,12% degli ETF sui mercati azionari sviluppati.
Per quanto concerne i rischi, oltre alla concentrazione dell’investimento su un unico mercato, per l’investitore dell’area euro è presente anche il rischio cambio. Da quest’anno a Milano è presente anche un ETF che permette di neutralizzare l’effetto delle fluttuazioni del cambio euro/dollaro, l’Amundi Nasdaq-100 Eur Hedged Daily Ucits ETF. La copertura valutaria (hedging) è indicata soprattutto per chi teme una prolungata fase di apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro Usa. Di contro quelli classici sono da preferire in casi di dollaro forte come nelle ultime settimane che hanno visto una rapida risalita del biglietto verde rispetto all’euro.

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