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Gli ETF ESG conquistano spazio nei portafogli

Scritto il alle 17:12 da Redazione

E’ destinato a lievitare quest’anno e negli anni a seguire il peso degli ETF che utilizzano criteri ESG (Ambientali, Sociali e di Governance). Attualmente in Europa si limita ad appena l’1,5% del mercato globale degli ETF (dati di fine ottobre 2018). A fine ottobre 2018 la raccolta netta degli ETF ESG ammontava a 3,1 miliardi di euro in Europa, pari al 7% della raccolta complessiva degli ETF, già ben oltre quella dell’intero 2017 (2,2 miliardi di euro).

Nel dettaglio una posizione di spicco è occupata dagli ETF che utilizzano criteri ESG globali basati su rating, che rappresentano il 69% degli asset, ben lontani dagli ETF con impatto tematico (16%, cui aggiungere gli ETF low carbon con il 4%) e dagli ETF obbligazionari (11%).

Millenials i più attratti dagli investimenti socialmente responsabili

La gestione passiva, che si basa su principi quali trasparenza, facilità di accesso e commissioni di gestione contenute, ben si adatta agli investimenti socialmente responsabili. “Tutte le categorie di investitori stanno ormai cercando di inserire soluzioni ESG nei loro portafogli o risparmi”, argomenta François Millet, Head of ETF & Index Product Development di Lyxor che dettaglia come i clienti del segmento Retail e Private Banking sono molto sensibili a questo tema, in particolare le giovani generazioni. I Millenial, in fase di costruzione del proprio patrimonio o di futuri beneficiari, sono la categoria più attratta dagli investimenti responsabili e al contempo quella che preferisce gli ETF.

Istituzionali guardano a nuove normative

Per quanto riguarda gli investitori istituzionali, Millet rimarca come questi sono già implicati negli investimenti responsabili, al fine di soddisfare le aspettative degli aventi diritto, gestire il rischio a lungo termine e rispettare gli sviluppi normativi. Annunciato nel maggio 2018, l’European Union Action Plan Financing Sustainable Growth si basa su quattro temi principali: Disclosure, Classificazione, Benchmark, MiFID II. La Disclosure richiederà di inserire il rischio ESG nei portafogli e di pubblicare le misure adottate a tal fine. La classificazione definirà le società idonee ad investimenti rispettosi dell’ambiente. La modifica del regolamento sui benchmark si concentrerà sugli indici low carbon e sulla creazione di indici positive-carbon impact. Infine, sono in corso discussioni per tener conto, all’interno di MiFID II, delle preferenze degli investitori in materia ESG.

Forte interesse su tematiche quali acqua, rinnovabili e green bond
Gli investitori sono alla ricerca di tematiche particolari quali ad esempio l’acqua, le energie rinnovabili, la parità di genere e i green bond “che possono permettere di diversificare un’allocazione perseguendo al contempo un obiettivo specifico – sottolinea l’esperto di Lyxor – Gli investitori sono anche alla ricerca di veicoli di investimento che possano costituire la parte core dei loro portafogli, sostituendo i fondi basati su indici tradizionali”.

Il vantaggio degli ETF ESG che adottano un approccio globale è che non snaturano l’asset allocation, a condizione che i loro indici sottostanti mantengano una buona diversificazione. La ripartizione regionale e settoriale di questi indici deve essere poi sufficientemente simile a quella degli indici di mercato. Infine, continua Millet, la volatilità rispetto al benchmark deve rimanere moderata, intorno all’1,5% nei Paesi sviluppati e al 2,5% nei Paesi emergenti. Occorre infine precisare che l’investimento in società con un rating più elevato costituisce anche un modo per gestire i rischi. Questi ETF presentano quindi diversi vantaggi per gli investitori istituzionali che non vogliono allontanarsi troppo dai benchmark, ma desiderano investire responsabilmente migliorando al tempo stesso il loro profilo ESG.

Guardare ai trend fa bene alle performance

E’ possibile fare di più che selezionare gli emittenti sulla base di un rating best-in-class. “L’obiettivo è adottare un approccio più dinamico, che misuri non soltanto il profilo ESG delle società, ma anche l’evoluzione di tale profilo. Ciò significa prendere in considerazione non solo le aziende ben valutate, ma anche quelle che fanno uno sforzo per migliorare, attraverso decisioni basate sui criteri ESG”, conclue Millet.

Le simulazioni della ricerca MSCI mettono in evidenza che prendere in considerazione i trend è a beneficio della performance. Anche nel caso della gestione passiva, gli ETF sono per loro natura più attivi e dinamici concentrandosi, per ciascuno dei settori, sulle aziende che si sforzano per migliorare il rating ESG e penalizzando quelle che perdono terreno.

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