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C’è spazio per un’ulteriore crescita del petrolio nel 2017?

Scritto il alle 17:25 da Redazione

petrolio_bariliGiusto un anno fa il petrolio viaggiava ai minimi ultradecennali con quotazioni del Wti scese in area 26 dollari al barile (minimi toccati l’11 febbraio) con alcuni analisti che si erano spinti a prevedere un ulteriore discesa anche sotto area 20 dollari. A distanza di 12 mesi il greggio ha praticamente raddoppiato le proprie quotazioni e in questo primo mese dell’anno si è stabilizzato sopra la soglia dei 50 dollari che secondo diversi analisti rappresenta una solida base per la restante parte dell’anno. Goldman Sachs prevede una stabilizzazione attorno ai 60 dollari nel 2017, mentre la International Energy Agency è più prudente e indica un valore attorno ai 50 dollari nella prima metà del 2017 per poi andare in area 55 dollari nella seconda metà dell’anno. Il consensus Bloomberg si mantiene su questi livelli con Wti visto a 58 dollari nell’ultimo scorcio del 2017.

Una sponda importante è certamente rappresentata dall’accordo Opec per il taglio della produzione, attivo da inizio anno e in buona parte già implementato dall’Arabia Saudita, che permetterà di contenere il crescente eccesso di offerta che ha caratterizzato il recente passato. Lo scorso anno molti investitori sono andati alla ricerca di replicanti per andare long a leva con ad esempio Boost ETP, provider che fa capo a WisdmTree Europe e che è specializzata in prodotti short e a leva, che ha registrato turnover record su posizioni lunghe a leva su US Crude Oil a leva (9,9 mld di dollari dai 3,5miliardi nel 2015). A detta di Nick Leung, research analyst di WisdomTree, il petrolio potrà generare nuovo interesse con posizionamenti lunghi a leva anche nel corso del 2017 qualora si mantenessero gli attuali livelli di prezzo. “Lo scorso anno il prezzo del petrolio si è apprezzato significativamente, si era in una fase di forte recupero dai minimi dopo uno dei peggiori crolli mai visti e anche quest’anno potrebbero registrarsi nuovi rialzi”, rimarca Leung sottolineando come nel 2016 si sia assistito a un trend predominante di comprare quando i prezzi scendevano e “se questa tendenza fosse confermata fisserebbe un livello base per il prezzo del petrolio”.
Predicano una certa cautela nel breve gli esperti di ETF Securities con i prezzi del petrolio destinati a scontare i tempi tecnici necessari ai Paesi Opec per ridurre l’output (gonfiato prima dell’annuncio dell’accordo) e la ripresa del settore energetico negli Stati Uniti (dove il costo di produzione si attesta a circa 40 dollari il barile). “Alla luce dell’abbondanza delle scorte – rimarca un report di ETF Securities – riteniamo che i prezzi non riusciranno a superare stabilmente i 55 dollari al barile prima del secondo semestre 2017, quando si inizierà ad attingere alle giacenze”.

INVESTIRE NEL PETROLIO, ECCO COSA MONITORARE
Ci sono molti fattori da considerare quando si investe nel petrolio e per valutare correttamente i trend chiave e le principali dinamiche di mercato bisogna monitorare diverse cose, dalle mosse Opec agli svilluppi macro. Gli esperti di WisdomTree ne hanno indicate cinque in particolare:
1) Conoscere i maggiori benchmark: petrolio Brent e WTI
Il Brent è una miscela di greggio dolce e leggera estratta dal Mare del Nord e adottato come benchmark su scala globale, ed il greggio Wti o West Texas Intermediate, sempre di tipo “sweet light crude”, estratto negli Usa.

2) Prestare attenzione alle manovre dell’OPEC
I tredici Paesi membri producono circa un terzo del petrolio mondiale. Anche alcuni Paesi non-OPEC, come la Russia e gli Stati Uniti, sono da monitorare con attenzione. La prossima riunione dell’OPEC è prevista per il 25 maggio 2017.

3) Monitorare gli sviluppi in Cina
La Cina è la seconda economia mondiale per dimensioni e, subito dopo gli USA, il principale consumatore di petrolio.

4) Concentrarsi sulle informazioni macro-economiche
Il prezzo del petrolio è sensibile non solo alle dinamiche dell’offerta ma anche ad altre variabili, come lo stoccaggio e le scorte. I fattori metereologici in Europa e in Nord America possono svolgere un ruolo di rilievo, così come il rischio geopolitico.

5) Il trading sul petrolio è costituito sia dai fondamentali che dai flussi d’investimento
Numerosi contratti sul petrolio sono in realtà negoziati da trader di breve periodo. Ciò significa che i prezzi non sono determinati unicamente dalla domanda e dall’offerta e nemmeno dal solo sentiment. La Commodity Futures Trading Commission (CFTC) statunitense pubblica una relazione sulle posizioni nette detenute da investitori non commerciali, che consente di seguire i flussi finanziari.

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