ETF sui mercati di Frontiera, afferrare oggi gli emergenti di domani

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I mercati di Frontiera sono reduci da un filotto di sette mesi consecutivi al rialzo indifferenti alle turbolenze che hanno caratterizzato i tradizionali mercati emergenti. La bassa correlazione con l’equity globale li rende un’interessante opzione d’investimento.

Ancora relativamente poco gettonati tra gli investitori, i mercati di frontiera mostrano di avere già i numeri in regola per ritagliarsi una porzione più ampia nei portafogli d’investimento. Si tratta di realtà minori che però presentano un enorme potenziale di crescita abbinato a un andamento abbastanza decorrelato rispetto a quello degli altri mercati. Le economie di frontiera, caratterizzate da un livello di sviluppo ancora embrionale rispetto ai Paesi che rientrano nella cerchia degli emergenti, vantano nel complesso un Pil di circa 3 mila miliardi di dollari, pari a circa il 4,4% del Pil globale. Di contro i loro mercati deGlobo, Mappa, Terra, viaggi_000001010086Mediumi capitali contano dieci volte meno, lo 0,4% della capitalizzazione globale dei mercati azionari, facendo quindi intravedere un enorme potenziale inespresso.

RALLY DI FRONTIERA
Secondo la classificazione data dall’indice provider Msci si tratta in tutto 34 paesi sparsi tra Asia, Est Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina. Di questi 26 sono quelli attualmente presenti all’interno dell’indice Msci Frontier Markets che nel 2013 è riuscito a strappare un eloquente +21% rispetto al saldo negativo di quasi il 5% per l’indice Msci Emerging Markets e l’andamento disallineato si sta confermando anche in questa prima parte del 2014 con l’MSCI Frontier Markets reduce da sei mesi consecutivi di rialzi per un complessivo +15,5%. Considerando solo il primo trimestre 2014 l’indice dei mercati di frontiera segna un progresso dell’8% circa rispetto al -1% dell’Msci Emerging markets.

BASSA CORRELAZIONE CON L’EQUITY GLOBALE
Tra le peculiarità dell’investimento in questi mercati c’è la relativamente bassa correlazione che hanno tra di loro i vari mercati di frontiera poiché le loro economie risultano guidate principalmente da fattori locali. Pertanto l’eventuale difficoltà di un Paese, come successo ad esempio a inizio anno per l’Argentina, non va a inficiare il sentiment complessivo sui mercati di frontiera e ne contiene così gli sbalzi di volatilità. In generale risulta relativamente bassa correlazione con l’azionario globale: negli ultimi tre anni il coefficiente di correlazione con l’MSCI World risulta di 0,5 rispetto al ben più alto 0,85 dei mercati emergenti. Non mancano certo le avvertenze per chi intende prendere posizione sui mercati di frontiera. “Rimangono un’asset class volatile– avverte Russ Koesterich, global chief investment strategist di BlackRock – gli investitori devono fare i conti con i rischi tipici dei mercati più esotici che sono ai primi stadi di sviluppo economico”. Vanno annoverati quindi rischi quali la potenziale instabilità politica, alta inflazione e bassa liquidità dei mercati. Inoltre la ricchezza di riserve di materie prime di molti di questi paesi li rende esposti al rischio di un calo dei prezzi delle materie prime.

IL TRAINO DEGLI EMIRATI
Nell’ultimo anno a fare la voce grossa è stata la Borsa di Dubai che ha visto i valori più che raddoppiarsi in scia alla repentina ripresa del mercato immobiliare. Sotto i riflettori anche l’altra Borsa degli Emirati, quella di Abu Dhabi, che insieme a Dubai risulta tra le migliori al mondo nei primi mesi del 2014. Entrambe le Borse degli Emirati hanno sfruttato la sponda arrivata dalla riclassificazione a mercati emergenti, insieme al Qatar, decisa dall’index provider Msci a partire dal prossimo mese di maggio. Proprio EAU e Qatar risultano tra i mercati con maggior peso specifico all’interno dell’indice Msci Frontier Markets contando per quasi un terzo del totale. Il loro cambio di status, effettivo dal prossimo maggio, andrà a ridisegnare non poco gli equilibri all’interno degli indici di frontiera e non è da escludere un momentaneo aumento di volatilità in corrispondenza con il cambio di composizione dell’indice benchmark.

ETF SUI FRONTIER MARKETS
In Italia sono al momento due gli ETF legati a indici di frontiera, strumenti che non attraggono grossi volumi di scambi sul secondario e presentano un TER inferiore all’1%. Il costo complessivo di una transazione su un ETF Frontier Markets lievita molto considerando gli ampi spread. “Sul mercato secondario questi strumenti spesso non hanno un grande volume di scambi – rimarca Daniele Sabato, ETF sales trader responsabile per l’Italia e il Sud Europa di FlowTraders – ma non bisogna farsi impressionare dal costo in termini di spreads poiché per definizione questi mercati non hanno un sistema di scambi evoluto in termini di infrastrutture, mercato secondario dei derivati, attività di securities lending e standard di settlement”. Tra i fattori di rischio non va tralasciato quello valutario. L’investitore ha anche la possibilità di esporsi su determinate aree di frontiera con alcuni ETF dedicati ai mercati del Medio Oriente/ Nord Africa.

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