Piazza Affari ritrova l’appeal vincente

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Lo spauracchio di nuove elezioni è ormai alle spalle, la recessione quasi. L’indice Ftse Mib ne approfitta portandosi ai massimi dall’agosto 2011. Gli ETF per puntare sulle blue chip milanesi

Archiviata nel modo meno traumatico possibile la crisi di governo, l’Italia prova a ritrovare prontamente la retta via e non mancare l’obiettivo di uscire dalla lunga recessione che per otto trimestri ha afflitto la Penisola. Gli investitori come al solito stanno anticipando i possibili riscontri positivi dei prossimi mesi e Piazza Affari è tornata a fare la voce grossa sui mercati trainata dalla ritrovata verve del settore bancario, da sempre il termometro dello stato di salute del nostro listino. Nell’ultima settimana, proprio in concomitanza con il voto di fiducia di entrambi i rami del Parlamento al governo Letta, Piazza Affari ha agguantato i massimi dal 1 agosto 2011 inanellando una serie di sedute da prima della classe tra le Borse europee.
Meglio dei panzer tedeschi
La sovraperformance non si limita a poche sedute. Infatti se si va a guardare al bilancio a sei mesi l’indice guida milanese segna un cospicuo +21%, quasi doppiando il +12% fatto segnare nell’analogo arco di tempo da Eurostoxx 50 e Dax tedesco. Equity tedesco battuto anche sui 12 mesi (+18,55% rispetto a +17,79%). In relazione ai fondamentali l’indice che raccoglie le 40 principali blue chip italiane è tornato a presentare un rapporto p/e 2013 in linea rispetto agli altri principali panieri europei, mentre il price/book value è decisamente basso risultando l’unico sotto quota 1.

L’offerta di ETF legati a Piazza Affari
In Italia, escludendo gli ETF che permettono ad andare a leva, il fondo quotato a gestione passiva più scambiato per controvalore nei primi 8 mesi dell’anno risulta il Lyxor ETF Ftse MIb, con scambi pari al 7,1% del totale di quelli dell’intero mercato ETFPlus di Borsa Italiana. Tra i top dieci figura anche l’iShares Ftse Mib UCITS ETF con una quota dell’1,7%. Gli investitori italiani continuano quindi a destinare buona parte dei loro investimenti alle azioni italiane confidando in un cambio di tendenza. In totale sono sette gli ETF quotati a Milano che permettono di prendere posizione sull’equity italiano. Il TER di questi ETF va da un minimo dello 0,18% a un massimo dello 0,75%. Quello con costo annuo maggiore è il PowerShares Ftse Rafi Italy 30 Fund che replica l’andamento di un indice che seleziona e pesa le principali società italiane attraverso l’analisi fondamentale. Guardando le altre voci di costo spicca il sottilissimo spread denaro/lettera degli ETF sull’azionario Italia, pari in media allo 0,08% per controvalori di 25mila euro (dati Borsa Italiana relativi ad agosto 2013), inferiore alla media generale degli ETF sui mercati azionari sviluppati che è dello 0,14%. Guardando allo strumento sull’Italia più scambiato, il Lyxor ETF Ftse Mib, nei primi 8 mesi dell’anno il suo spread bid/ask medio è stato di solo lo 0,05%.
Sul mercato ETFPlus sono poi quotati anche strumenti a leva al rialzo e al ribasso su Piazza Affari, tra cui il Lyxor ETF Ftse Mib Daily Double Short XBear e il Lyxor ETF Ftse Mib Daily Leveraged, che sono i due replicanti più scambiati a Milano per numero contratti e controvalore. Va ricordato che la performance degli ETF a leva long e short viene calcolata sulla base dei rendimenti giornalieri composti, pertanto i rendimenti misurati su periodi maggiori di un giorno possono discostarsi da quelli offerti dall’indice di riferimento (effetto compounding), in particolare in periodi caratterizzati da elevata volatilità.

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