Torna l’interesse verso gli emergenti

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Ritorno in auge dei mercati emergenti con il rinvio del tapering da parte della Fed. A settembre riportato gli afflussi sugli ETF emergenti, sempre gettonato l’equity europeo
Gli investitori tornano a guardare con rinnovato interesse alle opportunità offerte da Pechino, Mosca, San Paolo e via dicendo. I mercati emergenti stanno iniziando a ritrovare spazio nei portafogli degli investitori dopo la marcata debolezza segnalata fino a inizio settembre e dettata principalmente dai timori di avvio del tapering, ossia della riduzione graduale degli stimoli monetari straordinari da parte della Federal Reserve. Dai primi commenti relativi alla possibilità del tapering risalenti al 22 maggio scorso gli emergenti erano stati la principale vittima del possibile cambio di rotta della Fed e del repentino rialzo dei rendimenti dei Treasury che si è tradotto in maggiori interessi a lungo termine per i principali Paesi emergenti.
A settembre lo scenario èinvece nuovamente mutato. Il tempo comprato da Bernanke e soci nel meeting del mese scorso ha infatti allontanato nel tempo l’ora X dell’avvio del tapering; inoltre la Fed potrebbe trovarsi costretta a un rinvio addirittura al prossimo anno se si concretizzerà il temuto rallentamento della congiuntura in virtù dello shutdown che già da più di una settimana sta bloccando l’attività governativa negli Stati Uniti.

Quotazioni più interessanti rispetto a due anni fa
“Gli investitori hanno adeguato le loro aspettative di crescita economica a un livello più realistico – commenta Erdinç Benli, Head of Emerging Markets Equities di Swiss & Global – con la maggior parte degli economisti prevede attualmente una crescita congiunturale del 7,6% in Cina e del 2,3% in Brasile, cifre inferiori rispetto a quelle di tre anni fa. Comunque gli attuali indicatori congiunturali segnalano una ripresa economica nei prossimi trimestri che potrebbe dare sostegno agli utili aziendali. Inoltre le quotazioni azionarie hanno raggiunto livelli più interessanti dopo le correzioni dei corsi. “Molti mercati emergenti negoziano con uno sconto del 25% su base P/E rispetto all’indice mondiale – aggiunge Benli – mentre due anni fa le azioni dei paesi emergenti avevano prezzi del 20% superiori a quelli dei Paesi sviluppati”.
“I mercati emergenti dovrebbero beneficiare ben presto della ripresa delle economie sviluppate – sostiene Christophe Bernard, chief strategist di Vontobel Group – e, inoltre, la stabilizzazione dei rendimenti sui titoli di Stato statunitensi dà fiato agli emittenti più vulnerabili per affrontare i loro deficit delle partite correnti”.
Lo scorso mese tra gli emergenti performance di tutto rilievo sono arrivate soprattutto da Mosca con un oltre +10% per l’Msci Russia, ma anche Pechino e San Paolo hanno mostrato ritorni positivi nell’ordine dell’5% circa. Parallelamente sono tornati gli afflussi sui fondi legati agli emergenti. Guardando i numeri di settembre sul mercato degli ETF, i replicanti azionari sui mercati emergenti hanno registrato il primo significativo dato positivo da gennaio, con una raccolta di 5,3 miliardi di dollari nel mese si settembre secondo i riscontri riportati
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dall’ETP Landscape Industry Highlights sull’andamento del mercato degli ETP redatto dal BlackRock Investment Institute. “Nel mese di settembre gli investitori sono rimasti cauti – commenta Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares – ma hanno mostrato un maggiore interesse nei mercati emergenti rimanendo però orientati sull’azionario europeo”. “Gli ETF continuano ad essere uno strumento di investimento sempre più apprezzato per prendere esposizione su queste asset class – ha aggiunto Bellingeri – soprattutto come componenti di altri prodotti che offrono soluzioni di asset allocation semplici ed efficienti dal punto di vista dei costi”.

Tra gli ETF azionari si conferma il crescente appeal dell’equity europeo
Complessivamente il mese scorso ha visto afflussi positivi per 35 miliardi di dollari sugli ETP. I flussi complessivi da inizio anno verso ETP azionari hanno ora raggiunto quota 173 miliardi di dollari, in aumento del 46% rispetto allo stesso periodo del 2012. I fondi azionari hanno registrato i maggiori afflussi a settembre, pari a 28,7 miliardi di dollari, che hanno contribuito ad un incremento della raccolta del 46% rispetto ai nove mesi del 2012. In particolare, i flussi sui prodotti azionari dei mercati sviluppati sono stati di 23,4 miliardi di dollari, di cui circa la metà in fondi con esposizione sul mercato statunitense. Per l’azionario europeo settembre è stato il quinto mese positivo in termini di flussi; mentre gli ETP giapponesi hanno continuato a raccogliere asset con il contribuito gli acquisti da parte della Banca del Giappone.

Anche nel reddito fisso cresce l’appeal dei bond emergenti
Volgendo lo sguardo al reddito fisso, gli ETP legati a questa asset class hanno registrato lo scorso mese flussi positivi per 6,6 miliardi di dollari con la raccolta da inizio anno che è quasi ritornata ai massimi registrati a maggio, anche se il dato dei nove mesi si posiziona al livello più basso dall’inizio della crisi del credito iniziata nel 2008. Tra i segmenti più positivi i all’interno del reddito fisso, si segnalano i flussi verso obbligazioni ad alto rendimento e quelle dei mercati emergenti, su quest’ultime gli afflussi sono stati pari a 0,9 mld.

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