Ubs alza i toni della guerra dei costi

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Ha sempre più le sembianze di una guerra dei costi quella che sta prendendo piede nel mercato europeo degli ETF, sulla falsariga di quanto accaduto negli ultimi anni oltreoceano. La voce costi, in particolare il TER, risulta sempre più un elemento cardine tra quelli presi in considerazione dagli investitori prima di acquistare un replicante. Ultima in ordine di tempo ad alzare i toni della contesa sulla voce costi è stata Ubs riducendo nell’ordine del 35-40% il Total Expence ratio (TER) di tutti i suoi ETF di classe A uniformandolo a quello dei prodotti di classe I con analogo sottostante. La novità riguarda tutti gli ETF che replicano indici azionari e di commodity che UBS ha quotato sui vari mercati europei, compresa Borsa Italiana. Ubs è l’unico emittente a proporre due tipologie di ETF sullo stesso sottostante con la Classe “I” che si caratterizzava per avere un TER più contenuto per ordini superiori a una determinata soglia.

La riduzione dei costi oscilla, a seconda dei prodotti, dal -22% dell’UBS ETF Msci Usa Growth SF A (il nuovo Ter è 0,59%) all’88%in meno dell’UBS ETF Msci EMU SF, il cui costo si è ridotto allo 0,02% l’anno per tutte le tipologie di investitori. “Questa consistente riduzione dei costi – ha affermato Simone Rosti, responsabile Italia di UBS ETF – ci rende ancora più competitivi, in particolare sugli ETF core equity. Inoltre, di questo abbassamento del TER beneficeranno tutti gli investitori, anche gli istituzionali, perché la precisione della replica aumenterà ancora di più”.
Secondo quanto elaborato da UBS Global Asset Management su dati Bloomberg la gamma di UBS diventa la più competitiva in termini di costi. Il player elvetico, attualmente quarto emittente di ETF in Europa con oltre 10 miliardi di euro in gestione (dato aggiornato al 30/07/2013), ritiene di aver raggiunto la scala in termini di AuM sufficiente per abbattere i costi dei suoi ETF. Da inizio anno Ubs ha attirato nuovi afflussi sui propri ETF per 824 milioni di dollari, raddoppiando quasi il saldo positivo registrato nell’analogo periodo 2012 (dati ETFGI).

Possibile unificazione delle classi A e I
Con questa mossa Ubs intende catturare nuovi potenziali investitori implementando il trend di crescita. Il prossimo passo per UBS potrebbe essere quello di unificare le due classi di offerta di ETF. Interpellato da ETFNews, Simone Rosti ha ammesso che Ubs intende valutare questa eventualità andando a trovare la soluzione migliore per gli investitori. “In un mercato cresciuto molto negli ultimi anni in termini di offerta – sottolinea Rosti – riteniamo appropriato valutare una possibile semplificazione andando a razionalizzare la nostra proposta”.

Focus sempre più sui costi con l’arrivo in Europa di Vanguard
A rendere sempre più una priorità il fattore costi è stato indubbiamente l’approdo lo scorso anno nel vecchio Continente di un player quale Vanguard che negli Stati Uniti ha fatto di questo elemento un marchio di fabbrica per attirare maggiori masse gestite raggiungendo un posto tra i maggiori tre provider di ETF al mondo dietro a iShares e State Street. “La nostra mossa guarda proprio a potenziali competitor quali Vanguard – conferma Rosti – e non escludiamo che altri protagonisti del mercato degli ETF si muoveranno in questa direzione. Specialmente nell’area core equity la concorrenza è molto serrata a livello di prodotti e la nostra intenzione è quella di guadagnare in competitività con un’ottica soprattutto di lungo periodo”. Rosti ritiene comunque che, fermo restando che il tema costi è certamente destinato a rivestire un ruolo fondamentale, la realtà europea è ancora distante da quella statunitense, dove il mercato è più maturo, l’uso degli ETF da parte degli investitori retail è decisamente più capillare e soprattutto spiccano due strutture differenti (negli Stati Uniti gli scambi sono concentrati su un unico mercato, mentre in Europa c’è una frammentazione su più Borse).

In agenda taglio delle fees anche per alcuni ETF di iShares
Sforbiciata alle commissioni su alcuni ETF anche da parte di iShares. In totale saranno dodici i replicanti che a partire dal prossimo 24 ottobre presenteranno commissioni più basse. Di questi dieci facevano parte della gamma di ETF ereditati dall’acquisizione della divisione ETF di Credit Suisse e i cui TER sono stati uniformati a quelli dei prodotti di iShares che offrono analoga esposizione. Tra gli ETF azionari tradizionali spicca il calo allo 0,15% del TER per l’iShares FTSE 100 Ucits ETF (da 0,33%), l’iShares S&P 500 Ucits ETF (da 0,40%) e l’iShares S&P 500 – B Ucits ETF (da 0,20%). “L’acquisizione completata a luglio del business degli ETF di Credit Suisse è stata l’occasione per guardare più da vicino la gamma di fondi e rispondere alle esigenze degli investitori”, ha commentato Joe Linhares, responsabile di iShares per l’area EMEA.”Gli investitori buy-and-hold tradizionali meritano fondi a basso costo che consentano loro di accedere in profondità ai mercati – ha aggiunto Linhares – e inoltre i fondi ad accumulazione forniscono una maggiore efficienza per gli investitori di lungo periodo che reinvestono i loro dividendi in linea con il benchmark. Offrendo un TER inferiore per i nostri fondi ad accumulazione su due delle aree più richieste in Europa (Regno Unito e Stati Uniti) stiamo fornendo ai clienti la possibilità di soddisfare i loro obiettivi di investimento”.

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