Vanguard amplia offerta nel Vecchio continente alzando i toni della guerra dei prezzi

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Dcover144a oltreoceano con furore. Vanguard, terzo maggiore emittente di ETF al mondo con masse in gestione per 290 mld di dollari, inizia a premere sull’acceleratore per implementare la crescita delle proprie masse gestite in Europa. A poco più di un anno dal debutto sulla Borsa di Londra, Vanguard ha alzato a nove il numero dei suoi ETF proposti sulla City e portato parte di questi ETF anche sull’Euronext di Parigi e Amsterdam. Minimo comun denominatore della proposta dell’emittente statunitense è il forte accento dato alla componente costi con il livello medio del TER (Total Expense Ratio) dei propri ETF risulta inferiore rispetto a quelli degli altri provider. Un cavallo di battaglia che in questi anni è stato portato avanti con successo sul mercato statunitense permettendo a Vanguard di guadagnare quota di mercato. “Gli ETF stanno crescendo di popolarità in Europa – ha rimarca recentemente Axel Lomholt, Head of International Product Development and Management di Vanguard – e la nostra esperienza in altri mercati ci suggerisce che questo trend è destinato a continuare”. In merito alla politica dei bassi costi, Lomholt ha sottolineato come anche gli investitori europei sono alla ricerca di prodotti più efficienti a livello di costi per aiutarli a raggiungere i loro obiettivi.

Approdo a Parigi e Amsterdam
La strategia di crescita in Europa è stata implementata da Vanguard in questa prima metà del 2013. Prima con l’approdo sul SIX Swiss Exchange, poi con l’ampliamento lo scorso mese della gamma di ETF proposta sul mercato londinese con il lancio di un poker di replicanti che si rifanno a indici Ftse (FTSE Developed Europe Index, FTSE Developed Asia Pacific ex Japan Index, FTSE Japan Index e FTSE All-World High Dividend Yield Index). Il Ter di queste nuove proposte va da un minimo di 0,15% e un massimo di 0,29%. In particolare il TER sul Ftse Japan (0,19%) risulta il più conveniente tra i vari replicanti presenti sulla City legati all’azionario giapponese.
A inizio giugno c’è stato poi il cross-listing di sette ETF sul Nyse Euronext di Amsterdan e Parigi. Si tratta di strumenti quotati in euro che prevedono tutti una replica fisica completa. Il TER spazia da un minimo dello 0,09% per il Vanguard S&P 500 ETF allo 0,45% per il Vanguard FTSE Emerging Markets ETF. “Il cross-listing a Parigi e Amsterdam – ha rimarcato Axel Lomholt – sottolinea il nostro impegno verso i mercati europei e vogliamo rendere disponibili i nostri ETF dai costi molto contenuti agli investitori di tutta l’Europa”.

Vanguard non è l’unico emittente presente in Europa che sta facendo leva sulla voce costi. La francese Lyxor ha rivisto il TER di alcuni suoi ETF di punta, ultimi in ordine di tempo lo scorso mese quelli sui replicanti legati a Ftse 100 (da 0,3% a 0,15%) e S&P 500 (da 0,2% a 0,15%). L’attenzione alla voce costi da parte degli emittenti di ETF rispecchia la crescente importanza riservata dagli investitori alle spese associate all’acquisto di un ETF. Dall’ultimo EDHEC European ETF Survey emerge infatti che il TER è al primo posto tra gli elementi valutati con più attenzione prima di acquistare un fondo quotato a gestione passiva: il 68% degli interpellati ha indicato il TER quale elemento “critico” nella scelta dell’ETF. Percentuale in deciso aumento rispetto al 61% emerso un anno fa, sopravanzando la scelta dell’indice sottostante (65,5%).

 

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