Alzare l’asticella dei rendimenti con gli ETF

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E’ sempre più caccia al rendimento. Questo mese il contesto già ultra-espansivo che pervade da tempo le politiche monetarie dei principali banche centrali, ha visto l’irruzione della Bank of Japan che si è impegnata a inondare di liquidità il mercato nei prossimi due anni per raggiungere l’impervio obiettivo di uscire dalla deflazione che attanaglia il Giappone da oltre un decennio. L’azione della BoJ ha alimentato le attese che gli investitoiStock_000018977280Mediumri del Sol Levante riversino abbondanti risorse su altri mercati  in grado di offrire rendimenti più allettanti rispetto a quelli ridotti al lumicino dei bond nipponici. Lo stesso Bund decennale che attualmente rende l’1,2%, a pochi punti base dai minimi storici toccati lo scorso anno, può esser visto come una soluzione più redditizia se confrontato con lo 0,59% dei JGBs. Gli afflussi verso l’obbligazionario hanno riguardato in generale tutti i governativi dell’eurozona con Btp e Bonos che hanno visto i propri rendimenti portarsi ai minimi dal novembre 2010. Gli analisti non mancano di rimarcare che lo spazio di apprezzamento per i governativi è divenuto risicato. Volgendo lo sguardo alle obbligazioni corporate, anche qui gli spread sui titoli investment grade sono notevolmente scesi grazie ai forti flussi di capitali e al buono stato di salute dei conti delle aziende. “I rendimenti forniscono soltanto un reddito modesto e offrono scarsa protezione contro gli aumenti dei tassi a lungo termine”, rimarca Alan Mudie, Chief Investment Officer di Union Bancaire Privée che pertanto consiglia di concentrarsi sulle scadenze più brevi, meno sensibili alle variazioni dei rendimenti, e sul debito high yield e quello dei paesi emergenti che “continueranno a proporre interessanti opportunità di cogliere le ascese dei rendimenti all’interno del reddito fisso”.
Proprio asset class quali bond high yield e bond emergenti risultano tra le più gettonate tra gli investitori in ETF e nel 2012 hanno raccolto ingenti afflussi (+11 mld di dollari su bond corporate e +5 mld su debito dei mercati emergenti). Anche i primi tre mesi del 2013 hanno confermato tale tendenza a livello globale con raccolta obbligazionaria pari a 11,6 miliardi di dollari (ottavo trimestre consecutivo con afflussi oltre i 10 mld sugli ETF obbligazionari) in particolar modo su ETF legati a bond corporate investment grade e high yield. Dai dati relativi al mercato europeo degli ETF si evince che nei primi 3 mesi dell’anno è un poker di replicanti obbligazionari a guidare la classifica degli afflussi. Sono l’iShares Barclays Capital Euro Corporate Bond, l’iShares Barclays Capital Euro Government Bond 3-5, l’iShares Markit iBoxx Euro High Yield Bond e il PIMCO US Dollar Short Maturity Source ETF. I primi tre sono quotati anche in Italia. L’iShares Barclays Euro Corporate Bond replica l’indice Barclays Capital Euro Corporate Bond (paniere diversificato di obbligazioni societarie investment grade denominate in Euro), l’iShares Markit iBoxx Euro High Yield si rifà a un indice di obbligazioni societarie denominate in euro ad alto rendimento.

Spread bid/ask contenuto per gli ETF obbligazionari corporate
Sul segmento ETFPlus di Borsa Italia in tutto sono 22 gli ETF obbligazionari corporate con in media spread bid-ask in media decisamente contenuti. Lo spread bid-ask degli ETF su obbligazioni corporate risulta dello 0,11% (per controvalori di 25mila euro, dati Borsa Italiana relativi a marzo 2013), inferiore rispetto alla media degli ETF a reddito fisso che è dello 0,14% e anche sotto quella complessiva del mercato ETF in Italia che risulta dello 0,19%. Tra i fattori di rischio spicca invece la possibile revisione al ribasso del merito di credito delle varie società presenti negli indici di bond corporate. Inoltre sussiste il rischio che l’ETF segni una performance inferiore rispetto a quella dell’indice sottostante. Il cosiddetto tracking error dipende da diversi fattori e tende ad aumentare negli ETF che replicano sottostanti meno liquidi come ad esempio le obbligazioni corporate high yield. Tracking error influenzato anche dalla volatilità del mercato.

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