ETF su Wall Street, performance abbinata ad efficienza

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Wall Street tocca nuove vette e continua a catalizzare le attenzioni degli investitori anche all’interno del mercato degli ETF con afflussi indirizzati principalmente proprio ai replicanti legati a indici a stelle e strisce. Settimana scorsa il Dow Jones ha raggiunto i nuovi massimi storici superando di slancio il precedente record risalente all’ottobre 2007 proprio a ridosso dello scoccare del quarto anniversario dall’avvio del mercato Toro (9 marzo 2009). In questi anni la Borsa di New York ha inanellato un poderoso recupero di oltre il 125% dai minimi 2009 e anche lo S&P 500 dista ormai poco più di 1 punto percentuale dai massimi del 2007. A favorire questa prolungata fase rialzista c’è sicuramente l’abbondante liquidità iniettata dalla Fed attraverso il terzo round di quantitative easing con acquisti mensili per 85 miliardi di dollari. “Il nuovo record del Dow Jones è importante in virtù del potere psicologico ad esso associato – rimarca l’aggiornamento di marzo sui mercati a cura di Janus Capital Group – con la volatilità ai minimi che rappresenta un ambiente alquanto favorevole per gli investitori a lungo termine poiché significa che i fondamentali di mercato potenzialmente guideranno i rendimenti futuri maggiormente rispetto a quelli macroeconomici”.
I fondi quotati a gestione passiva su Wall Street continuano ad essere di gran lunga quelli più gettonati tra gli utilizzatori degli ETF. In particolare gli ETF sull’S&P 500 risultano di gran lunga quelli che catalizzano più masse gestite con lo SPDR S&P 500, il maggior ETF al mondo che quest’anno ha compiuto 20 anni dalla sua nascita, che da solo cattura AuM per oltre 131 miliardi di dollari (dati aggiornati all’8 marzo 2013).

Anche gli investitori europei hanno un occhio di riguardo oltreoceano
La Borsa newyorkese conserva pertanto intatto il proprio fascino rappresentando l’opzione numero uno per posizionarsi sull’equity, ancora di più in un contesto caratterizzato da una debolezza relativa dell’economia europea rispetto a quella statunitense. In tal senso anche gli investitori europei si mostrano molto interessati agli strumenti legati a indici a stelle e strisce. Nei primi due mesi del 2013, secondo quanto emerge dall’ETP Landscape curato da BlackRock, nei mercati europei gli ETF su indici nordamericani hanno catturato nuovi afflussi per 1,857 miliardi di dollari, mentre quelli legati a indici europei (sia broad sia su singoli Paesi) si fermano a 1,025 mld. Nel complesso gli afflussi sull’equity nordamericano hanno rappresentato il 23,5% del totale di quelli generali sull’equity. Di contro sul totale degli asset in ETF azionari quotati in Europa, quelli legati a indici nordamericani sono solo il 9,2% con l’azionario europeo che continua a fare la parte del leone con il 33,5%. A livello globale I primi due mesi dell’anno hanno evidenziato afflussi per 47,1 mld di dollari sui replicanti azionari, di questi oltre 20 miliardi sono andati verso l’equity del Nord America, ben 5,3 mld di dollari oltre i livelli dell’analogo periodo 2012 con un crescente interesse verso small e mid cap statunitensi, settoriali e indici che presentano un focus sui dividendi.

Tutti i modi per dire Wall Street con gli ETF
Negli anni è cresciuta per quantità e qualità l’offerta di strumenti finanziari atti a catturare le performance della più grande piazza finanziaria del pianeta e tra questi gli ETF che permettono di agganciarsi a bassi costi alle performance dei principali indici a stelle e strisce. Sul mercato ETFPlus di Piazza Affari sono 40 gli ETF che permettono di replicare linearmente l’andamento degli indici azionari Usa: da quelli generali legati ai principali indici (S&P 500, Dow Jones, Msci Usa e Nasdaq, Russell 2000) a quelli che permettono di avere un’esposizione in titoli delle società statunitensi a più alto dividendo e, infine, tra gli indici strategia l’Ossiam ETF Minimum Variance seleziona i titoli dell’S&P 500 che presentano minore volatilità e con delle correlazioni storiche tra titoli abbastanza basse da consentire una riduzione del profilo di rischio. Ci sono poi anche quattro ETF strutturati che permettono di andare short o a leva sull’equity Usa.

Elevata liquidità sottostanti Us si traduce in minori costi per l’investitore
Prendere posizione su Wall Street attraverso gli ETF è indicato a chi intende esporsi sul mercato statunitense mantenendo un elevato grado di diversificazione dell’investimento sia in termini di titoli che a livello settoriale. Gli ETF legati a Wall Street, oltre a presentare una minore rischiosità percepita, si mostrano efficienti a livello di costi di negoziazione anche in contesti volatili. La liquidità degli ETF risulta dipendere principalmente da quella dei titoli che compongono il sottostante e, pertanto, agganciarsi a indici molto liquidi come lo S&P 500 permette di godere di bassi spread denaro-lettera, ovvero lo scarto fra il prezzo in acquisto e quello in vendita, che contribuiscono a ridurre il costo totale del fondo per l’investitore. Ad esempio l’iShares S&P 500 Index Fund, secondo maggiore ETF europeo e il più grande tra quelli che offrono esposizione al mercato azionario statunitense con masse gestite per 8,7 mld di euro, vanta un tracking error quasi nullo e l’elevata liquidità nel mercato secondario si traduce in spread stretti (0,062% in media a febbraio per quello quotato in Italia). In generale lo spread degli ETF sull’equity statunitense quotati a Piazza Affari è in media dello 0,13% (dati  Borsa Italiana al febbraio 2013 per controvalori di 25.000 euro).

Tra i rischi spicca quello valutario
Per quanto concerne i rischi, oltre alla concentrazione dell’investimento su un unico mercato, per l’investitore dell’area euro è presente anche il rischio cambio. In questo senso sono presenti anche ETF che permettono di neutralizzare quasi totalmente l’effetto delle fluttuazioni del cambio euro/dollaro. La copertura valutaria (hedging) è indicata soprattutto per chi teme una prolungata fase di apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro Usa. Di contro quelli classici sono da preferire in casi di dollaro forte come nelle ultime settimane che hanno visto una rapida risalita del biglietto verde rispetto all’euro.

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