ETF, si intensifica la guerra dei prezzi. Anche in Europa prime avvisaglie

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Si fa serrata oltreoceano la guerra dei prezzi sul mercato degli ETF, a tutto vantaggio degli investitori che godono di un minore onere associato alla detenzione dei replicanti. E anche in Europa gli emittenti si mostrano attenti alla voce costi come testimonia la sforbiciata ai costi decisa da Lyxor per alcuni dei suoi principali ETF (vedi box). “In Europa non c’è guerra dei prezzi”, ha però subito puntualizzato Simon Klein, responsabile globale dello sviluppo del business ETF di Lyxor, facendo intendere che non si tratta dell’inizio di una strategia “low cost only” poiché gli investitori sono consci del fatto che “le commissioni sono solo una dimensione della qualità e dell’efficienza degli ETF che si valutano guardando anche i costi di transazione, le prestazioni, il tracking error e la liquidità”. Intanto sul mercato statunitense iShares è andata all’attacco proponendo una nuova serie di ETF Core per gli investitori di lungo periodo che presentano delle management fees concorrenziali con quelle proposte dagli altri emittenti più attenti alla voce costi, in particolare Vanguard e Schwab, quelli che negli ultimi anni maggiormente si sono imposti facendo leva proprio sull’abbattimento dei costi per attirare nuovi investitori e quindi rimpinguare le masse gestite. Guardando al bilancio dei primi 10 mesi dell’anno proprio il Vanguard MSCI Emerging Markets risulta quello con maggiori afflussi (11,48 mld di dollari). Lo scorso trimestre Charles Schwab ha ridotto le commissioni di 15 propri ETF quotati negli Usa stimando un risparmio complessivo per gli investitori pari a 4 milioni di dollari l’anno. Ora lo Schwab U.S. Large-Cap ETF e lo Schwab U.S. Broad Market ETF con soli 4 punti base sono i replicanti sull’azionario più convenienti sul mercato. Dal canto suo iShares il 22 ottobre ha lanciato quattro nuovi ETF Core che presentano commissioni competitive con quelle proposte dalla concorrenza su sottostanti similari. Contestualmente iShares ha ridotto le commissioni degli altri sei strumenti già quotati che sono entrati a far parte della famiglia dei Core Series ETF. La risposta del mercato non si è fatta attendere stando a guardare i dati relativi ad ottobre. In un mese negativo per l’azionario con un calo del 2% per l’indice guida di Wall Street, lo S&P 500 ETF Trust – che è il più grande ETF al mondo – ha evidenziato deflussi per 7,2 miliardi di dollari, di contro l’iShares Core S&P 500 ETF ha attirato nuove masse per 2 mld di dollari. Quest’ultimo il 17 ottobre ha cambiato il suo nome (precedentemente si chiamava iShares S&P 500 Index Fund) portando le fees dallo 0,09% allo 0,07%. Variazione minima che ha però contribuito ad attirare le attenzioni degli investitori, in particolare quelli istituzionali, verso cui si dirige maggiormente l’attenzione degli emittenti per guadagnare quote di mercato. iShares ha comunque ribadito che non si tratta di un cambio di strategia con il taglio dei prezzi che riguarderà solo alcuni prodotti su cui la concorrenza è più agguerrita. 

In Europa Lyxor taglia TER di 7 ETF
Taglio al TER per 7 Lyxor ETF A far data dal 22 ottobre Lyxor ha ridotto le commissioni totali annue di sette propri ETF. La riduzione del TER ha la finalità di migliorare la competitività di questi 7 ETF che, rimarca l’emittente francese, nell’offerta di Lyxor risultano strategici in quanto focalizzati su asset class di primaria importanza.

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