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Corporate bond, con gli ETF diversificazione immediata e buona liquidità

Scritto il alle 09:43 da Redazione

La crisi del debito europea ha indubbiamente incrinato diverse certezze circa la natura non rischiosa dei titoli di stato. E inoltre il contesto di incertezza perdurante ha ridotto all’osso i rendimenti offerti dai titoli di stato dei paesi “core”, con Bund tedesco ma anche Oat francesi che sono arrivati nei mesi scorsi a offrire rendimenti negativi per le scadenze brevi, mentre per quelle più lunghe la remunerazione viaggia a livelli inferiori rispetto al tasso di inflazione. Un contesto che ha favorito un crescente interesse degli investitori verso le obbligazioni corporate, in grado di offrire rendimenti più allettanti. “Le società restano generalmente in ottima salute da un punto di vista del leverage, della copertura degli interessi e delle scadenze del debito”, sottolinea Nannette Hechler-Fayd’herbe, Head of Global Financial Markets Research di Credit Suisse, che evidenzia come il rapporto rischio/rendimento resta ragionevolmente interessante rispetto alla liquidità o ai titoli di stato tedeschi o Usa con scadenze lunghe”. La banca d’investimento elvetica continua quindi a raccomandare delle selezioni di obbligazioni corporate, finanziarie e high yield di breve durata”. “A livello di asset allocation aggregata sono tranquillo nel preferire le obbligazioni corporate rispetto ai titoli di Stato dei Paesi core (Bund tedeschi nell’Area Euro) – osserva Chris Iggo, chief investment officer di Axa Investment management sul mercato obbligazionario –  tuttavia la maggior parte del rendimento positivo in eccesso deriverà dalla componente a rating inferiore del mercato obbligazionario”. Mentre il rapporto spread/rendimento per la parte di mercato con rating AAA e AA è elevato rispetto alla media storica, non c’è molta convinzione che questi titoli riusciranno a generare una sovraperformance significativa rispetto ai titoli di Stato. Al contrario, la parte più bassa dell’investment grade ha sufficiente spread del credito per offrire un rendimento molto più corposo rispetto ad un portafoglio costituito da titoli di Stato.

Flussi più stabili sugli ETF corporate bond investment grade
Sul mercato degli ETF la tendenza dell’ultimo periodo evidenzia una marcata propensione ad aumentare l’esposizione, tradizionalmente molto bassa, verso i replicanti che permettono di prendere posizione sulle obbligazioni corporate, sia quelle investment grade che quelle high yield (alto rendimento). Nei primi 9 mesi del 2012, secondo i dati contenuti nell’ultimo ETF Landscape curato da BlackRock, gli afflussi verso gli ETP legati a obbligazioni corporate investment grade sono stati pari a 19,7 mld di dollari e quelli verso gli ETP obbligazionari high yield pari a 13,6 mld. Guardando anche ai dati relativi ai mesi antecedenti, si scorge una maggiore erraticità dei flussi legati a ETF su indici governativi e quelli corporate high yield, con i primi molto gettonati in fasi di aumento delle tensioni sui mercati come protezione dal rischio e i secondi di contro più comprati in contesti favorevoli di mercato. Risulta invece meno influenzata dagli umori del mercato la categoria delle obbligazioni corporate investment grade, protagonista di un trend abbastanza costante di aumento delle masse gestite.
A testimonianza del forte interesse per queste tipologie di ETF c’è la classifica relativa ai primi nove mesi del 2012. La top ten dei replicanti che hanno attratto maggiori nuove masse vede la presenza di ben tre ETF su bond corporate, di cui due high yield: l’ iShares iBoxx $ High Yield Corporate Bond Fund al terzo posto, seguito a ruota dall’iShares iBoxx $ Investment Grade Corporate Bond Fund e poi in ottava posizione lo SPDR Barclays Capital High Yield Bond ETF. “I grossi clienti istituzionali apprezzano queste tipologie di prodotti – rimarca Simone Rosti, relationship manager di iShares in Italia – ma i crescenti volumi sul mercato secondario testimoniano l’interesse anche da parte dei retail”. In Europa spicca poi l’interesse verso gli ETF che permettono di andare a prendere posizione sul corporate high yield senza comprendere le emissioni delle società finanziarie. Su Borsa Italiana questa tipologia di ETF corporate bond “no financials” è offerta da tre fondi quotati da Amundi, Deutsche Bank e Lyxor sul totale di 18 ETF che permettono di investire su indici legati a obbligazioni corporate.

Diversificazione immediata e spread bid-ask contenuti
Quando si valuta l’investimento in obbligazioni attraverso gli ETF bisogna considerare la sostanziale differenza rispetto all’investimento su singole obbligazioni. I fondi quotati a gestione passiva permettono con una sola operazione di investire su un diversificato paniere di titoli obbligazionari. Acquistando una singola obbligazione invece l’investitore si lega formalmente all’emittente sopportando totalmente il rischio legato alla solvibilità dello stesso emittente. Altra fondamentale differenza è rappresentata dal fatto che con il passare del tempo la vita residua (duration) dell’obbligazione diminuisce fino ad azzerarsi alla scadenza, mentre negli ETF obbligazionari gli indici vengono periodicamente aggiornati con la duration del fondo che rimane sostanzialmente costante. Rosti di iShares rimarca come “oltre ad assicurare un’esposizione precisa e modulare con un alto livello di trasparenza e liquidità, gli ETF obbligazionari corporate sono soliti assicurare spread bid-ask più stretti rispetto alla media degli spread dei sottostanti grazie all’efficiente meccanismo di price discovery”, con l’iShares Markit iBoxx Euro Corporate Bond che ad esempio è arrivato a segnare spread medi dello 0,1% rispetto allo 0,4% medio del sottostante. Nel complesso sul mercato italiano degli ETF, che risulta tra quelli più liquidi a livello europeo, lo spread bid-ask degli ETF su obbligazioni corporate risulta dello 0,18% (per controvalori di 25mila euro, dati Borsa Italiana relativi a maggio 2012) sostanzialmente in linea con la media degli ETF a reddito fisso che è dello 0,16% ed sotto quella complessiva del mercato ETF in Italia che risulta dello 0,20%.
Tra i fattori di rischio spicca principalmente quello legato alla possibile revisione al ribasso del merito di credito delle varie società presenti nell’indice. Inoltre sussiste il rischio che l’ETF segni una performance inferiore rispetto a quella dell’indice sottostante. Il cosiddetto tracking error dipende da diversi fattori e tende ad aumentare negli ETF che replicano sottostanti meno liquidi come ad esempio le obbligazioni corporate high yield. Tracking error influenzato anche dalla volatilità del mercato.

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