Dieci anni di ETF in Italia

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Se la comparsa negli Stati Uniti dei primi Exchange Traded Funds risale ormai al lontano 1993, la storia in Italia di questi fondi a replica passiva quotati sui mercati regolamentati è ancora relativamente giovane. Il prossimo 30 settembre scocca infatti l’anniversario dei dieci anni dall’approdo sul mercato italiano dei primi tre ETF proposti da Lyxor e i LDRS di Merrill Lynch (poi passati sotto il marchio di iShares). In questi dieci anni il mercato degli ETF ha subito profondi cambiamenti e un processo di evoluzione decisamente accelerato negli ultimi anni. Imponendosi come strumento dal facile utilizzo, gli investitori lo hanno via via scoperto come duttile ed economica alternativa ai tradizionali fondi comuni d’investimento. “In un mondo in cui i prodotti di investimento vanno e vengono in un batter d’occhio, gli ETF hanno dimostrato che sono qui per rimanere e potrebbe essere considerato uno dei prodotti finanziari più innovativi negli ultimi due decenni”, afferma Deborah Fuhr, Managing Partner di ETFGI. Se in alcuni frangenti la volatilità del mercato può rendere gli investitori cauti sul mercato azionario, loro continuano a vedere negli ETF e negli ETP in generale degli strumenti utili per negoziare e questo è testimoniato dal fatto che le masse gestite dall’industria degli ETF ha continuato a crescere anche in contesti di debolezza dei mercati azionari. “A  rassicurante maggiormente – rimarca la Fuhr – è senza dubbio la crescita a tutto campo dell’industria degli ETF, in termini di attività, prodotti e il numero di utilizzatori”.

I numeri del mercato ETFPlus
Ad oggi il mercato ETFPlus di Borsa Italiana, suddiviso in tre segmenti (ETF indicizzati, ETF strutturati ed ETC/ETN), ha raggiunto dimensioni considerevoli con quasi 800 strumenti quotati (614 ETF e 184 tra ETC ed ETN). Forte l’accelerazione degli ultimi anni con gli strumenti quotati che si sono più che raddoppiati rispetto a tre anni fa e che a oltre metà del primo decennio di vita in Italia, ossia a fine 2007, risultavano solo 208. “Lo sviluppo del trading online in Italia dal 1999 in poi ha sicuramente creato un terreno fertile per la diffusione degli ETF presso i privati italiani” rimarca Marcello Chelli, referente per l’Italia dei Lyxor ETF. “La crescita degli ETF – sottolinea Marcello Chelli, referente per l’Italia dei Lyxor ETF – è stata agevolata in questi anni anche dalla moltitudine di ETF su sottostanti spesso innovativi e poco coperti dai fondi tradizionali: tali ETF hanno intercettato bisogni nuovi e sono stati impiegati in un’ottica di market access”.
La crescita del mercato ha portato l’asset under management (AuM) a superare la soglia dei 20 miliardi di euro considerando l’apporto sia degli ETF che degli ETC/ETN. A fine agosto 2012 l’AuM risultava di 20,25 mld di euro, in moderato aumento rispetto ai livelli di 12 mesi prima (20,027 mld a fine agosto 2011) con il calo di oltre 600 milioni di euro delle masse gestite da ETF legati ai mercati emergenti che è stato compensato dall’aumento delle masse legate a ETF sui mercati sviluppati. A livello di controvalore dei contratti nei primi 8 mesi del 2012 si è invece assistito a una contrazione a 41,5 mld di euro dai 58,6 mld dell’analogo periodo 2011 con il numero complessivo dei contratti sceso da 2,491 milioni a 1,949 mln. 

In Italia permane la peculiare forza della componente retail
Gli ETF sono uno dei pochi prodotti che vengono offerti alle stesse condizioni agli investitori sia retail e istituzionali. L’EtfPlus ha mantenuto in questi anni la peculiarità di avere una forte componente retail che avvicina molto il mercato italiano degli ETF al contesto statunitense con la dimensione media dei contratti che risulta decisamente più contenuta rispetto a quella che caratterizza gli ETF quotati sulla Deutsche Boerse o il Lse di Londra. Nei primi 8 mesi dell’anno quasi la metà dei contratti, esattamente il 48,7% del totale, risulta di “piccola taglia” con entità inferiore ai 5mila euro.

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