A caccia di rendimenti, l’opzione degli ETF su credito

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I flussi sul mercato degli ETF negli ultimi mesi hanno evidenziato una forte propensione degli investitori a cercare ritorni interessanti attraverso indici legati a obbligazioni corporate investment grade e high yield. Maggiore componente speculativa e certamente più adatti a investitori qualificati, sono invece gli ETF su credito che si avvalgono dei CDS (credit default swap), saliti all’onore della cronaca in questi ultimi anni per la loro componente speculativa, in quanto danno la possibilità di realizzare cospicui profitti da variazioni nel merito di credito di una società o di un Paese. Tramite questi strumenti derivati un acquirente paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito.

Come funzionano

Gli indici a cui si rifanno questi ETF rappresentano il rendimento ottenuto da un venditore di protezione in contratti CDS di più recente emissione (on-the-run) con scadenza 5 anni. L’indice riflette una posizione detenuta su un portafoglio virtuale di CDS con la restante parte del nozionale investita al tasso EONIA. La performance di tale strategia è connessa alla percezione di un rendimento monetario (tasso EONIA), a cui si aggiungono flussi periodici relativi all’offerta della suddetta protezione ed all’eventuale pagamento di benefici compensativi in caso di ricorrenza di eventi negativi inerenti al merito di credito dei soggetti di riferimento. “In definitiva si tratta di strumenti simili ai corporate bond – ha sottolineato Mauro Giangrande, responsabile della piattaforma db X-trackers di Deutsche Bank per l’Italia, in una conferenza sugli ETF tenuta lo scorso 30 maggio a Milano – con la peculiarità che non si è esposti al rischio tasso, ma solo a quello di credito”.

I quattro tipi di indici
Per quanto concerne gli ETF sull’indice iTRAXX Crossover, gli enti societari hanno un rating inferiore a BBB-/Baa3/BBB- (Fitch/Moody’s/S&P) e comportano quindi un rischio superiore a enti aventi un rating investment grade che invece caratterizzano gli ETF che si rifanno all’indice iTraxx Europe, composto da 125 enti societari equiponderati (10 del settore auto, 30 del settore consumi, 20 del settore energia, 20 del settore telecomunicazioni, 25 del settore finanziario). Poi ci sono gli ETF che si rifanno all’indice iTraxx Europe Subordinated Financials 5-year composto dal debito subordinato (debito che in caso di liquidazione di una società non viene rimborsato in via prioritaria) e all’indice iTraxx Europe Senior Financials 5-year composto dal debito privilegiato (debito che in caso di liquidazione di una società viene rimborsato in via prioritaria). In entrambi viene data priorità agli enti sui quali sono stati scambiati i volumi più elevati di credit default swap nei sei mesi precedenti alla selezione.
Da febbraio sono presenti a Milano anche gli Etf su credito a leva 2, al rialzo e al ribasso, sui medesimi indici. “Andare lungo di credito – rimarca Giangrande – permette di avvantaggiarsi degli elevati spread attuali (7,5% nel caso del crossover con la possibilità di godere dell’eventuale riduzione degli spread. Di contro andando short si trova protezione dall’eventualità di un ulteriore allargamento degli spread”.

Rolling dei CDS ogni 6 mesi
La sostituzione degli elementi costitutivi avviene ogni volta che una nuova serie di CDS viene emessa (ogni sei mesi, a marzo e settembre) oppure a seguito di un imminente evento di credito in uno o più dei contratti CDS in essere. In caso di uscita di un componente dall’indice, decisa da un comitato incaricato di deliberare in merito, gli elementi costitutivi scenderanno di un’unità rispetto a quelli selezionati fino alla data successiva di rolling.

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