Attese QE3 risvegliano l’oro. Posizionarsi tramite gli ETC

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L’inizio di giugno è coinciso con una prepotente risalita delle quotazioni dell’oro sul rifiorire delle attese per un nuovo piano di QE da parte della Fed. Movimento anticipato a fine maggio da ingenti afflussi sugli ETC

E’ servita una deficitaria tornata di dati sul mercato del lavoro Usa per riaccendere l’interesse del mercato verso l’oro. Il metallo giallo, che era reduce dal peggiore mese di maggio degli ultimi 30 anni (quarto mese consecutivo con saldo negativo), venerdì scorso si è riportato repentinamente sopra la soglia dei 1.600 dollari l’oncia in scia ai riscontri decisamente inferiori alle attese arrivati dalle non farm payrolls Usa di maggio, che evidenziano per il secondo mese consecutivo una creazione di posti di lavoro inferiore alle 100 mila unità. Crescita anemica del mercato del lavoro Usa che ha tornato ad alimentare le attese per un nuovo piano di allentamento quantitativo da parte della Federal Reserve.”Ora le probabilità di un annuncio del QE3 già a giugno sono pari a circa il 70%”, sostiene Société Générale che ritiene che i deboli dati uniti ai rischi ribassisti sono sufficienti per far vacillare la Fed. In tal senso sarà interessante, prima del meeting Fed in agenda il 20 giugno, valutare le parole che pronuncerà Ben Bernanke giovedì 7 giugno, con una prima apertura a misure di stimolo che potrebbe a tutti gli effetti essere il preambolo di un QE3 o in alternativa un a riedizione dell’Operazione Twist (in scadenza proprio questo mese).
Pronto a riprendersi l’ effige di asset rifugio per eccellenza
Il riemergere della più volte evocata possibilità di un QE3, che indubbiamente andrebbe a deprimere il dollaro favorendo l’oro, ha comportato un ritorno a un andamento decorrelato rispetto agli asset rischiosi tornando così a rivestire i panni di bene rifugio da comprare nei momenti di sentiment molto negativo sui mercati. Il consensus rimane positivo sull’oro con target 1.840 dollari l’oncia a fine anno che porterebbe al dodicesimo anno consecutivo con quotazioni in rialzo per quello che a tutti gli effetti è stato nell’ultimo decennio l’asset migliore su cui puntare. Stesso livello a 6 mesi è stato indicato a maggio da Goldman Sachs che lo ritiene ancora il vero asset sicuro per situazioni di emergenza e che già prima delle payrolls di maggio prevedeva la possibilità che a giugno si materializzasse il cambio di rotta con l’eventuale QE3 della Fed che spingerebbe gli investitori a vendere dollari e acquistare oro.

La stretta relazione con il dollaro

Negli ultimi mesi invece, l’aggravarsi della crisi del debito europea aveva comportato un movimento anomalo per l’oro, fortemente influenzato negativamente dai massicci acquisti di dollari Usa da parte degli investitori. Apprezzamento della divisa statunitense che indubbiamente ha reso meno attraente il metallo giallo, così come le altre commodity quotate il dollari. A maggio, così come successo lo scorso settembre, a un forte apprezzamento del biglietto verde è coinciso un tonfo dell’oro con gli investitori che hanno rapidamente ridotto la loro esposizione su questo metallo. Apice del momento negativo dell’oro è stato probabilmente il 22 maggio quando lo SPDR Gold Trust ETF, primo replicante al mondo sull’oro a livello mondiale, ha registrato in una sola seduta deflussi per quasi 900 milioni di dollari, testimoniando l’incertezza degli investitori circa le prospettive dell’oro.
ETC sul metallo giallo
Negli ultimi anni si sono diffusi in maniera capillare i prodotti che permettono di agganciarsi all’andamento dell’oro, in positivo o anche in negativo per chi vuole coprirsi dal rischio di un calo dei prezzi o speculare al ribasso con prodotti short. Tra questi spiccano gli ETC/ETN legati all’oro che si differenziano tra loro per tipologia di replica utilizzata, costi, e anche altre peculiarità come la protezione o meno dal rischio cambio. Da un lato ci sono i fondi a replica fisica, con il sottostante fisico custodito da una banca depositaria, dall’altro quelli a replica sintetica che invece utilizzano contratti derivati (future) per replicare il sottostante.
“I prodotti con un sostegno fisico offrono una protezione contro il rischio di controparte/affidabilità creditizia”, si legge nel  il Research Monthly di giugno di Credit Suisse che indica la possibilità di implementare gli investimenti tramite fondi, derivati strutturati e appunto ETF.
La ripresa delle quotazioni dell’oro iniziata il primo giorno di contrattazioni di giugno era comunque  stata preceduta da un ritorno di interesse verso gli ETC sull’oro fisico. ETF Securities ha rilevato come nella settimana tra il 21 e il 25 maggio in ci sono stati afflussi globali per 240 milioni di dollari sui propri prodotti con sottostante l’oro fisico, maggior riscontro settimanale da inizio 2012. “In particolare, il mercato italiano ha visto quasi 50 milioni di euro di volumi solo di ETC sull’oro  – rimarca Massimo Siano, Responsabile per il mercato italiano di ETF Securities, società leader in Europa nello sviluppo di Exchange Traded Commodity (ETC) – evidenziando un interesse crescente verso l’investimento diretto nei beni rifugio, in particolare verso gli ETC con sottostante oro fisiso” con gli investitori che già nelle battute finali del mese scorso hanno considerato i forti cali dei prezzi del metallo giallo come un’opportunità di entrata.
“In generale – ha aggiunto Siano – il sentiment nei confronti dell’oro è decisamente migliorato dallo scorso marzo, da quando cioè è circolata la notizia di un acquisto sostanziale ancora una volta di oro da parte delle banche centrali dei paesi in via di sviluppo”. Dopo Russia e Messico, questa volta sono le Filippine che hanno aumentato la loro esposizione di riserva aurea aggiungendo 32,1 tonnellate di oro.

Protezione dal rischio cambio e strumenti short
Nella scelta tra l’ampia gamma di ETC sull’oro ci sono replicanti che permettono di neutralizzare l’effetto valuta. Copertura dall’effetto cambio che risulta premiante in contesti di debolezza del dollaro. Di contro uno scenario di deprezzamento dell’euro rispetto alla valuta statunitense, come quello evidenziato negli ultimi mesi, comporta una peggiore performance dell’ETC currency hedged rispetto a quella dell’ETC senza copertura dal rischio cambio. La scelta tra copertura o meno dal rischio cambio può quindi configurarsi come una decisione strategica a seconda di quelle che sono le attese circa la possibile evoluzione dei “rapporti di forza” tra la divisa statunitense e quella europea.  Figurano anche gli ETC ed ETC short sull’oro permettono di replicare all’inverso l’andamento dell’oro, avvantaggiandosi quindi di eventuali movimenti al ribasso delle quotazioni del metallo prezioso come quello intercorso lo scorso mese. Si tratta di strumenti che consentono quindi di realizzare una strategia ribassista sul metallo giallo oppure effettuare strategie di copertura all’interno di un portafoglio ben diversificato.

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