Cogliere le occasioni oltreoceano attraverso gli ETF su Wall Street

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La Borsa newyorkese sta continuando a confermarsi più affidabile rispetto a quelle europee ancora alle prese con i cangianti umori dovuti al riacutizzarsi alla crisi del debito, oltre ai concreti timori di una ricaduta recessiva più duratura del previsto. In questa prima parte del 2012 Wall Street ha proseguito nel trend ascendente chiudendo un primo trimestre con la migliore performance dal lontano 1998. Guardando agli ultimi due anni lo S&P 500, indice delle maggiori 500 società statunitensi che risulta anche il più gettonato come sottostante degli ETF, ha messo a segno un guadagno del 16% circa, mentre per l’Eurostoxx 50, indice delle 50 principali blue chip europee, l’andamento è diametralmente opposto con un saldo negativo di oltre il 21% nello stesso arco di tempo.
Sul mercato degli ETF non mancano gli strumenti atti a catturare le performance della più grande piazza finanziaria del pianeta che mantiene il suo ruolo di lido più affidabile per posizionarsi sull’equity, ancora di più in un contesto caratterizzato dalla debolezza relativa dell’economia europea rispetto a quella statunitense che negli ultimi mesi ha dato segnali di vitalità con una costante discesa della disoccupazione. Ruolo principe dell’equity Us confermato dal fatto che conta per circa il 45% della capitalizzazione globale e, guardando al lungo periodo, negli ultimi 110 ha garantito un ritorno medio annualizzato del 6,2%, più del triplo rispetto ai bond Usa che nello stesso periodo hanno offerto il 2% medio.

Investitori europei aumentano asset in ETF su indici Usa
Già nella seconda metà del 2011 sul mercato degli ETF si era palesata una tendenza degli investitori a privilegiare gli strumenti legati a indici a stelle e strisce. Trend continuato nel primo trimestre del 2012: l’ETF Landscape curato da BlackRock evidenzia come nei mercati europei gli ETF su indici Usa hanno catturato nuovi afflussi per 360 mln di dollari (759 mln se si considerano tutti gli ETF sul Nord America), mentre quelli legati a indici europei hanno visto fuoriuscite per 1,79 mld nonostante il trend positivo dei mercati. Guardando ai dati complessivi del 2011, oltre la metà degli afflussi sull’equity si sono diretti verso gli ETF sull’azionario Usa (53,8 mld $ sul totale di 91,5 mld), complice anche il peso preponderante che ha il mercato statunitense degli ETF  che conta per circa il 70% dell’AuM totale dell’industria.

Efficienti con spread minimi
Prendere posizione su Wall Street attraverso gli ETF è indicato a chi intende esporsi sul mercato statunitense mantenendo un elevato grado di diversificazione dell’investimento sia in termini di titoli che a livello settoriale. Il tutto senza tralasciare i fattori di rischio: oltre alla concentrazione dell’investimento su un unico mercato, per l’investitore dell’area euro è presente anche il rischio cambio. In questo senso sono presenti anche ETF che permettono di neutralizzare quasi totalmente l’effetto delle fluttuazioni del cambio euro/dollaro. Gli ETF legati a Wall Street, oltre a presentare una minore rischiosità percepita, si mostrano efficienti a livello di costi di negoziazione anche in contesti volatili. La liquidità degli ETF risulta dipendere principalmente da quella dei titoli che compongono il sottostante e, pertanto, agganciarsi a indici molto liquidi come lo S&P 500 permette di godere di bassi spread denaro-lettera, ovvero lo scarto fra il prezzo in acquisto e quello in vendita che rappresenta un costo aggiuntivo per l’investitore.
Ad esempio l’iShares S&P 500, il più grande ETF europeo ad offrire esposizione al mercato azionario statunitense con AuM superiore ai 10 mld di dollari, vanta un tracking error di un punto base al netto dei costi su base annua. L’elevata liquidità nel mercato secondario di questo ETF si traduce in spread stretti “e bassi costi di negoziazione che a loro volta contribuiscono a ridurre il costo totale del fondo”, rimarca David Gardner, responsabile distribuzione iShares EMEA.

I diversi tipi di ETF made in Usa
Sono molteplici gli ETF quotati in Italia che permettono di replicare linearmente l’andamento degli indici azionari Usa. Da quelli composti dalle società a maggiore capitalizzazione (S&P 500, Msci Usa o Dow Jones Industrial Average) a quelli ad alto contenuto tecnologico (Nasdaq). E’ presente anche un tris di ETF, tra cui quello lanciato a inizio anno da Lyxor, che permettono di puntare sulle società di piccola taglia presenti sul New York Stock Exchange e contenute nell’indice Russell 2000. L’elevato numero di società presenti nel sottostante permette un investimento fortemente diversificato. La maggiore rischiosità/volatilità che le caratterizza rispetto alle large cap risulta storicamente compensata nel medio-lungo periodo da ritorni dell’investimento superiori rispetto alla media del mercato. Per chi vuole neutralizzare il rischio cambio, iShares e Rbs propongono anche ETF con sottostante lo S&P 500 che sono muniti di copertura valutaria (hedging), indicati soprattutto per chi teme una prolungata fase di apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro Usa.
L’iShares  Dow Jones U.S. Select Dividend permette di avere un’esposizione in titoli delle società statunitensi a più alto dividendo. Infine, tra gli indici strategia, l’Ossiam ETF Minimum Variance seleziona i titoli dell’S&P 500 che presentano minore volatilità e con delle correlazioni storiche tra titoli abbastanza basse da consentire una riduzione del profilo di rischio.

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