Crisi debito e spettro recessione remano contro l’euro, come muoversi con gli ETF

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L’inizio del 2012 ha segnato l’anniversario dei dieci anni di vita dell’euro. L’entrata in circolazione della moneta unica rappresentò una svolta epocale, ma l’euro è arrivato a spegnere la sua decima candelina nel bel mezzo della crisi del debito. In attesa di vedere cosa scaturirà dai vertici europei del 23 e del 30 gennaio, l’anno si preannuncia caratterizzato da una contrazione dell’attività economica. E non mancano le profezie decisamente avverse circa il futuro dell’euro. Secondo il Forecasting Eye elaborato dal Centre for economic and business research (Cebr) esiste il 60 per cento di probabilità che almeno un Paese, ma potrebbe essere più di uno, lasci l’euro entro la fine del 2012. Sarebbe solo il primo passo verso una disgregazione che al 99% potrebbe arrivare entro dieci anni. Anche un recente sondaggio condotto da Deloitte tra 94 cfo di società inglesi conferma che la possibilità di rottura è più che reale con una quota del 37% che vede almeno una nazione abbandonare l’euro nel 2012. La debolezza della congiuntura potrebbe indurre la Bce a ritoccare ancora al ribasso i tassi diminuendo ulteriormente il differenziale dei tassi rispetto a quelli Usa. A questo si aggiunge una maggiore forza dell’economia statunitense che sta mostrando segnali di forza con il mercato del lavoro in miglioramento anche a dicembre. Fattori che spingono verso un ulteriore deprezzamento dell’euro che già nella seconda metà del 2011 si è fortemente svalutato rispetto al biglietto verde. Gli analisti di Morgan Stanley indicano un target a quota 1,20 $ per fine anno con i tassi di interesse visti ai nuovi minimi storici (0,5%). Non mancano gli strumenti a disposizione degli investitori europei per cercare protezione in un contesto di crescente rischio economico e finanziario. La prima opzione sono i classici asset rifugio quali oro, argento e le valute rifugio. Il mercato degli ETF/ETC offre differenti strumenti per prendere posizione su oro & co. oppure su asset denominati in dollari. I vari ETF sulle obbligazioni governative statunitensi, tra i più gettonati a livello globale nella seconda metà del 2011, spaziano da scadenze brevi a quelle medio-lunghe esponendo l’investitore al rischio cambio euro/dollaro. Per avvantaggiarsi di eventuali nuovi cali dell’euro ci sono poi i currency ETC che replicano le versioni triple long e triple short degli indici Msfxsm pubblicati da Morgan Stanley, moltiplicando quindi per tre al rialzo o al ribasso la variazione dell’indice. In particolare l’ETFS 3x Long USD Short EUR (vedi grafico a fianco) fornisce un’esposizione long sul dollaro Usa e short sull’euro e negli ultimi sei mesi presenta una performance positiva del 41%. Questo prodotto si presta a essere utilizzato sia come hedging sia per catturare i trend di mercato. Il meccanismo del ribilanciamento giornaliero fa sì che il riferimento per il calcolo del valore dell’indice a leva è ristabilito ogni giorno e pertanto i rendimenti calcolati su periodi superiori a un giorno possono discostarsi dalle performance effettive dei cross valutari moltiplicati per 3.

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