L’uso degli ETF in un approccio core/satellite

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Nella costruzione di un portafoglio d’investimento molto dipende dall’obiettivo che ci si pone senza dimenticare che dalle decisioni di asset allocation deriva gran parte del rendimento finale. Negli anni è progressivamente cresciuto l’uso combinato di fondi attivi ed ETF/fondi indicizzati al fine di ottenere una combinazione dei vantaggi di entrambi. “Strategie attive e passive si sposano bene insieme – commenta Emanuele Belligeri, responsabile di iShares in Italia  – con i gestori che trovano molto utile combinare i due elementi per pervenire a un portafoglio maggiormente efficiente”. 
L’approccio core/satellite rappresenta una strategia d’investimento molto diffusa in cui il core o fulcro è rappresentato da un fondo a basso rischio, mentre le componenti satellite del portafoglio sono investimenti più ricercati volti a generare alfa, ossia un extrarendimento. Da un lato l’obiettivo della parte core è di ottenere un rendimento in linea con la performance del mercato. Dall’altro le componenti satellite possono essere di vario tipo: ETF specializzati, fondi gestiti attivamente, fondi di copertura oppure investimenti diretti in titoli specifici.
Gli ETF sono idonei pertanto per prendere posizione su mercati “core” come l’azionario Europa o quello statunitense, usufruendo dei vantaggi di un’esposizione a basso costo e ampiamente diversificata al mercato scelto, ma possono essere utilizzati anche per la parte satellite. 
“In un approccio core-satellite è opportuno aumentare la gamma degli ETF impiegati, mentre solitamente gli investitori tendono a utilizzare gli ETF più generali, trascurando invece quelli geografici o di stile”, rimarca Mario Anolli, docente Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto all’ETF Day nel corso della nona edizione della Trading online Expo. Una rotazione settoriale o di stile permette di catturare una extraperformance, ma va fatta rapidamente. Gli ETF in tal senso, rimarca l’analisi di Anolli,  consentono di catturare premi al rischio impliciti in certe asset class (small cap, emerging markets, value o growth, commodity, high yield e di inserirle nella porzione satellite”. In tal modo gli ETF settoriali, tematici o emergenti si mostra adatti anche a una allocazione tattica idonea alla parte satellite.
Un recente studio dell’Edhec-Risk Institute rimarca come, gli ETF facilitano proprio gli spostamenti dal core  al satellite richiesti dall’applicazione di  strategie dinamiche. ETF che danno la possibilità di implementare le strategie di portafoglio offrendo sia liquidità sia un’estesa esposizione sui mercati.

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