Le energie alternative come risposta alla paura di una nuova crisi petrolifera

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Le tensioni geopolitiche in Nord Africa e Medio Oriente stanno spingendo gli investitori a una maggiore cautela. Quotazioni del petrolio di nuovo a livelli elevati potrebbero rendere le energie alternative un investimento più attraente

A febbraio il prezzo del petrolio a Londra è salito di oltre 10 punti percentuali e a New York il Wti si è riportato a ridosso della soglia critica dei 100 dollari al barile. L’instabilità geopolitica in Medio Oriente potrebbe persistere per diversi mesi con il rischio che le rivolte coinvolgano anche Paesi dal peso specifico maggiore rispetto alla Libia per quanto concerne gli equilibri del mercato petrolifero. Il surriscaldamento del petrolio, che secondo diversi analisti potrebbe perdurare, ha risvegliato l’interesse verso le fonti energetiche alternative che diventerebbero più convenienti in termini relativi. E nella settimana centrale di febbraio, con l’aumento delle tensioni in Libia e il surriscaldamento del petrolio, si è assistito a un parallelo balzo dei titoli del settore delle energie alternative.

Il “clean energy” ha progressivamente ripreso vigore in Borsa negli ultimi due anni: dai minimi assoluti toccati nel 2009, l’indice WilderHill Clean Energy Global Innovation, conosciuto come Eco Index, è salito del 56% con un ragguardevole +33% del giugno 2010 a oggi. Negli ultimi anni risulta diminuita la volatilità che caratterizzava i titoli delle società attive nella produzione di energia verde, culminata con il tracollo del 2008 dopo anni di forte crescita.Per cogliere le opportunità offerte dal mercato delle energie alternative sono diversi gli ETF che vanno a replicare indici azionari su società specializzate nel business delle rinnovabili. L’ultimo arrivato è il CS ETF(IE) on Credit Suisse Global Alternative Energy, fondo a replica fisica completa che investe in società attive in cinque settori delle rinnovabili (gas naturale, energia eolica, energia solare, bioenergia/biomassa, geotermia/energia idroelettrica/celle a combustibile/batterie). Il Credit Suisse Global Alternative Energy Index (CSGAE) è stato lanciato nel gennaio 2007 dal Credit Suisse e comprende le 30 aziende più importanti all’interno dell’universo delle energie alternative. La selezione delle società comprese nell’indice è basata su rigidi criteri quali la capitalizzazione, il flottante, il volume medio giornaliero degli scambi per ogni settore. Inoltre le società dell’indice devono generare almeno il 20% delle proprie entrate totali da energie  alternative o dimostrare una leadership tecnologica.
Tutti i settori hanno la stessa ponderazione nell’indice. “Temi come il rialzo dei prezzi del petrolio, l’instabilità geopolitica ed il mutamento climatico hanno contribuito all’urgente necessità di trovare fonti di energia pulite, verdi e rinnovabili – afferma Enrico Camerini, responsabile di CS ETF per l’Italia – e l’ETF del Credit Suisse sulle energie rinnovabili consentirà agli investitori un facile accesso a questo settore in espansione, sempre più importante. Gli ETF sul mercato monetario, invece, offrono l’accesso immediato al mercato interbancario dei depositi e si rivelano particolarmente utili agli investitori specialmente in questo periodo, in cui spesso la liquidità in giacenza sui conti non viene remunerata”. Tra i nuovi ETF portati settimana scorsa a Milano da Credit Suisse figurano infatti anche 2 fondi
monetari (vedi tabella in basso).

I replicanti “verdi” presenti sull’EtfPlus

Su Borsa Italiana erano già presenti ETF che permettono un’esposizione completa sul mondo delle energie rinnovabili.
In particolare l’iShares S&P Global Clean Energy, tracker che ha l’obiettivo di replicare l’indice S&P Global Clean Energy che seleziona circa 30 azioni di società attive nella produzione di energia verde o di attrezzature e tecnologie per il settore dell’energia proveniente da fonti rinnovabili. C’è poi il Lyxor Etf New Energy, che replica l’andamento del World Alternative Energy Index, paniere costituito dalle 20 maggiori aziende che operano nei vari settori dell’energia alternativa. Il Power Shares Global Clean Energy ha come sottostante il WilderHill New Energy Global Innovation, che risulta più diversificato dei precedenti comprendendo oltre 80 società. Infine l’ETFS DAX Global Alternative Energy Fund che annovera al suo interno soltanto quelle società che generano almeno il 50% del proprio business nel settore delle energie rinnovabili.

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